Molte cose sono cambiate da quando lo scorso luglio la Commissione Europea ha notificato all’Italia la procedura d’infrazione n. 2024/2142 per il mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta dei RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche). Difatti, per evitare l’applicazione delle sanzioni europee il Governo italiano ha inserito nel “decreto salva-infrazioni” (legge 166/2024, pubblicata in gazzetta il 14 novembre) delle “disposizioni urgenti” finalizzate a migliorare le performance di raccolta dei RAEE. L’Europa non si sarebbe accontentata di azioni vaghe, considerato che negli ultimi anni, nel nostro paese, la raccolta si è assestata attorno al 34% delle apparecchiature immesse sul mercato nazionale, a fronte di una Direttiva Europea (la 2012/19/UE) che impone agli Stati membri di raccogliere il 65% dell’immesso. La performance insufficiente sui RAEE ha contribuito anche al mancato conseguimento degli obiettivi generali di raccolta e recupero dei rifiuti fissati dall’Europa (Direttiva 2008/98/CE), che sono sia quantitativi che qualitativi; ciò è valso all’Italia un’ulteriore procedura di infrazione, la n. 2024/2097, anch’essa notificata lo scorso luglio.
Due linee d'azione
Le misure governative sui RAEE modificano il D. Lgs 49/2014 e la legge quadro D. Lgs 152/06 agendo su due fronti principali. Sul fronte della comunicazione il provvedimento punta ad aumentare l’adesione dei cittadini alle raccolte differenziate imponendo ai sistemi collettivi dei produttori di destinare il 3% dei ricavi “per migliorare il livello di consapevolezza sulla corretta gestione separata dei RAEE e assicurarne il corretto riciclo” e obbligando tutti i distributori retail, compresi quelli che vendono a distanza, ad informare i consumatori sulla gratuità del ritiro presso i loro punti vendita con modalità chiare e di immediata percezione.
Sul fronte della raccolta presso i punti di distribuzione, invece, il nuovo decreto-legge punta a semplificare il lavoro di intercettazione e trasporto sperando in questo modo di incentivare la loro adesione al sistema (dalle dichiarazioni del 2023 risulta che dei circa 200.000 retailer che avevano l’obbligo di intercettare i RAEE, solo 10.000 lo hanno effettivamente fatto). Il nuovo articolo 11 stabilisce che i punti retail che gestiscono i depositi preliminari non debbono più iscriversi alla categoria 3 bis dell’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali, e inoltre non sono tenuti a compilare i registri cronologici di carico e scarico, né a iscriversi al RENTRI (Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti).
In compenso, per avvalersi delle semplificazioni previste dalla nuova normativa, dovranno iscrivere i loro depositi temporanei di RAEE al Centro di Coordinamento RAEE (CdC), e dovranno informare quest’ultimo sui RAEE ritirati. L’obbligo di iscrizione all’Albo decade anche per i trasportatori che operano per conto dei distributori retail, ossia per i soggetti che trasportano dalla casa del consumatore al luogo di deposito indicato dal distributore e successivamente alle piattaforme indicate dal CdC RAEE; i formulari che accompagnavano i suddetti trasporti sono stati quindi sostituiti da un semplice documento di trasporto (DDT) che deve riportare specifiche informazioni relative alla tipologia di RAEE trasportati. Il CdC RAEE, che a gennaio ha presentato il suo Piano Strategico 2025, si è prefissato di raggiungere un quantitativo annuo di raccolta di almeno 500.000 tonnellate entro il 2027, a fronte delle circa 360.000 tonnellate raccolte attualmente.
Deviazioni illecite del flusso
Secondo il Presidente di SAFE-Hub delle Economie Circolari Vladimiro Carminati le carenze nella raccolta sono solo una parte del problema, e forse non la più importante: “Noi stimiamo che i RAEE conferiti dai cittadini presso i Centri di Raccolta comunali e i punti retail siano almeno il doppio di quelli che vengono affidati al Centro di Coordinamento RAEE”, ha dichiarato Carminati. “Ciò vuole dire che se l’intera raccolta emergesse saremmo molto vicini al raggiungimento dell’obiettivo europeo”. “Il punto che più preoccupa delle nuove regole RAEE è proprio quello dell’emersione”, afferma Marco Ferracin, responsabile commerciale di SAFE, che cura il coordinamento delle filiere di recupero per conto dei consorzi di produttori ECOPED e RIDOMUS.
“Esentare dai vincoli di tracciabilità del rifiuto gli operatori che trasportano i RAEE dalla casa del consumatore ai luoghi di deposito dei retail e successivamente dai punti retail al centro di raccolta comunale o all’impianto di trattamento potrebbe favorire le deviazioni illecite del flusso. Per questi soggetti non sussiste più l’obbligo di iscriversi alla categoria 3 bis dell’Albo Gestori Ambientali, che è stata abolita, ed inoltre, dato che operano su incarico dei distributori, vengono esentati anche dall’iscrizione alle categorie 4 e 5; questo significa che, anche nel caso dei rifiuti con componenti pericolose, il trasporto può avvenire con DDT specifico anziché FIR”. “Il decreto vorrebbe semplificare la vita ai punti retail, spesso spaventati dalla burocrazia del rifiuto e dalle conseguenze anche penali degli errori derivanti dalla gestione degli stessi”, sottolinea Ferracin. “Ma in realtà, nel nuovo scenario, il profilo di rischio è più alto; i punti retail, di fatto, saranno corresponsabili in tutti i casi in cui i trasportatori, per ottenere un illecito profitto, decideranno di conferire il raccolto in punti di ricezione non legittimi, magari perché interessati a mettere le mani sulle frazioni di valore”.
EasyRaee Home: una soluzione possibile
“In SAFE non appena letto il decreto ci siamo subito dati da fare, aggiornando il nostro servizio EasyRaee Home”, riferisce Ferracin. “L’obiettivo è fornire a tutti i distributori che non vogliano correre il rischio di deviazioni illecite del rifiuto, un sistema di trasporto che è soggetto a rigorose procedure di controllo e tracciabilità; procedure che oggi vanno ben oltre i vincoli di legge, ma rendono sicura e priva di rischi la gestione del rifiuto, garantendo non solo la legalità della filiera ma anche i suoi benefici ambientali. La chiave del sistema EasyRaee è il suo esclusivo software di tracciabilità, che dà conto del percorso e delle caratteristiche di ogni singolo trasporto; uno strumento semplice ma efficiente, che negli ultimi anni abbiamo avuto modo di rodare sulle nostre filiere.
Il lavoro di aggiornamento del servizio, compiuto in tempi record con l’assistenza dei nostri legali, ha incluso la predisposizione di nuovi contratti, lettere d’incarico e formati DDT, in funzione delle nuove indicazioni di legge. I retailer che aderiscono a EasyRaee Home saranno assistiti nell’iscrizione al CdC RAEE, e grazie al nostro software potranno rendicontare in maniera automatica al CdC RAEE i rifiuti raccolti“.









